Consigli tra mamme: la Nanna

11 Dicembre 2015

Consigli tra mamme: la Nanna

Care Mamme, questo è proprio uno degli argomenti su cui ci confrontiamo maggiormente cercando i consigli e i metodi più validi da poter mettere in pratica. C'è sempre chi ha la fortuna di avere un piccolo che già dai primi mesi di vita, senza fare alcuno sforzo, dorme tutta la notte e perché no, direttamente nel proprio lettino, permettendo così ai neo genitori, o già tali, di recuperare le energie spese durante la giornata con l'unico rimedio esistente: il riposo. Purtroppo non è sempre così semplice! Sappiamo benissimo che il sonno, con i figli, non è più quello di una volta, che se prima era necessario programmare svariate sveglie per aprire gli occhi e riuscire a mettere i piedi fuori dalle coperte ora è sufficiente un lieve vagito per balzare sedute guardandosi accanto o sporgendosi oltre le sbarre del lettino per accertarsi che tutto sia sotto controllo. Con la lucidità del mattino però ci si pone le fatidiche domande: Lettino o lettone? Cosa è più giusto? Cosa è meglio per il mio bambino? Per noi come genitori? Per noi come coppia? Esistono sicuramente delle risposte differenti per ogni famiglia e in base all' età di riferimento. In questo post ci soffermeremo sui primi 12 mesi di vita, per poi affrontare più avanti i cambiamenti successivi all' anno. Diciamoci la verità, quando i risvegli notturni si ripetono nei primi mesi con una cadenza di 2 o 3 ore non c'è soluzione più comoda che servire le poppate rimanendo direttamente nel proprio letto accoccolando poi il piccolo sul petto o a fianco, tra mamma e papà. Situazione un po' diversa nel caso dell' allattamento artificiale che richiede alcuni minuti per la preparazione del biberon e il riscaldamento del latte, con il conseguente rischio di urla affamate causa attesa che destano sicuramente dal torpore notturno. Non è detto però che, una volta saziati i pancini, il sonno arrivi. Potrebbero giungere le temute colichette, potrebbe esserci il bisogno di contatto o semplicemente la voglia di star desti e così, una volta che il piccolo crolla tra le proprie braccia, per paura di svegliarlo e dover ripetere l' intero iter di addormentamento, si cede alla tentazione del lettone per tutti!   Uno tra i libri più interessanti che abbiamo letto, scritto da Tracy Hogg, propone una sorta di routine quotidiana che in primis aiuti i genitori a capire quale sia la necessità del bambino, quindi la motivazione del suo pianto, per poi abituare gradualmente il piccolo a dei ritmi che verranno naturali. Finché ci si ferma alla lettura tutto appare abbastanza semplice, la messa in pratica tra la stanchezza e vari fattori un po' meno, ci vuole sicuramente impegno! Secondo l'autrice e puericultrice l' assenza di questa routine potrebbe essere una causa determinante i problemi di sonno dei primi mesi, insieme a un rituale inadeguato e all' educazione definita "involontaria", ovvero l' adozione della soluzione più comoda che verrà conseguentemente associata al momento nanna. In questo modo si dipende da un aiuto esterno al quale il bambino si abituerà, in assenza di esso potrebbe diventare molto difficile addormentarlo. Possono essere le nostre stesse braccia, l'auto qualora si addormentasse facilmente solo lì, il ciuccio se una volta caduto dalla bocca togliesse anche il sonno; insomma bisognerebbe insegnare ai nostri piccoli l'autonomia nell' addormentarsi, con la nostra compagnia e presenza, ma senza il bisogno assoluto e costante di altro. C'è poi da capire se il bebè sia affamato, troppo stanco o troppo stimolato, infastidito da possibili coliche, dalla temperatura dell' ambiente in cui si trova o magari da una possibile febbre. Viene così suggerita la compilazione di una tabella, almeno per le prime settimane, in cui annotare le poppate, i sonnellini e altre attività come aiuto su cosa fare. Una volta innescata la routine (ogni situazione ha i suoi tempi!) il piccolo dovrebbe seguire in maniera naturale il susseguirsi dei vari momenti della giornata: pappa, breve attività a seconda del periodo di vita, sonnellino da solo, lasciando così anche alla mamma o chi se ne occupa del tempo per sè. Letto così sembra tutto un po' troppo meccanico, in realtà è solo questione di pratica perché un figlio non è certamente "programmabile", ma da neonato siamo noi a condurlo verso quelle che diventeranno le sue abitudini, ovviamente facendoci anche a nostra volta guidare dall' istinto e dalle sensazioni che lui stesso ci trasmette. Va considerato che il sonno dei neonati segue cicli di 45 minuti alternando sonno profondo a quello più leggero, la cosiddetta fase REM, in qui si sogna, per questo si svegliano spesso durante la notte e piangono se non riescono a riaddormentarsi, chiedendo aiuto. I nostri piccoli vanno accompagnati durante questo momento, sono loro stessi che ci danno i segnali che indicano la stanchezza, differenti per ognuno: si parte dai classici sbadigli arrivando a gridolini, pianti o occhietti più spalancati; sta a noi coglierne l' attimo e insegnar loro come rilassarsi, seguendo un rituale e permettendo loro di sapere ogni volta cosa aspettarsi. È come se ogni sera dicessimo loro, non solo a parole: "Ok, è il momento della nanna!" È importante allontanarsi da una situazione ricca di stimoli creando un ambiente tranquillo con luce soffusa e musica dolce, abituando poi il piccolo a rilassarsi tenendolo in braccio, semplicemente a contatto con il proprio corpo, senza dondolarlo e senza camminare avanti e indietro. Quando sentiamo che si sta rilassando lo mettiamo nel lettino, in modo da farlo addormentare da sé, ma può anche essere che, seppur stanco, abbia bisogno di sentire ancora la nostra presenza e quindi pianga. Sussurrargli all' orecchio "Shh.." con dei lievi colpetti sul sederino lasciandolo nel letto o prendendolo in braccio dovrebbero aiutarlo a rilassarsi; continuando così, munite di tanta pazienza, inizierà ad associare ambiente, musica e movimenti alla Nanna. Ci sono però genitori reciprocamente d accordo nel condividere il lettone con il piccolo arrivato e in questo caso arriva in loro sostegno il risultato di una ricerca condotta da un antropologo americano, il dottor Mckenna, secondo il quale i neonati giovano dal sonno avuto accanto a mamma e papà; questo perché il corpo della mamma è l' unico ambiente a cui, fino a quel momento, si sono adattati e che meglio conoscono. Il respiro del genitore trasmette tranquillità, arrivando addirittura a regolare quello del piccolo, così come una carezza e il contatto ne modificano la temperatura, la pressione sanguigna, il livello di stress e il tasso di crescita. Essendoci fino a 12 mesi il rischio della Sids, la cosiddetta morte in culla, è preferibile al lettone la culla tanto comoda e pratica da agganciare a lato del letto di mamma e papà così da poter allattare il piccolo senza alzarsi garantendogli sicurezza e protezione, ma allo stesso tempo avendo notti più tranquille.   Quindi, qual è la conclusione? Sicuramente nessuno conosce i nostri figli e le nostre famiglie meglio di noi stessi. Esistono suggerimenti da cui possiamo trarre spunti, ma non di certo degli schemi prestabiliti adattabili a tutti. Ognuno di noi ha le proprie preferenze, le proprie abitudini, il proprio carattere e i propri ritmi, così come ognuno dei nostri figli... Lasciamoci guidare da questi finché tutto è conciliabile! A presto Mamme!



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